Ciao Fede
L'improvvisato racconto di Natale
Ciao, sono Federica, e questa è Una Newsletter. Uno spazio in cui provo a dare un senso alle cose, spesso fallendo, ma con una certa eleganza. Qui dentro trovi storie, pensieri sparsi e tentativi di razionalizzare il caos. Oggi parliamo di invasioni zombie al supermercato.
“Ciao Fede.”
Le conversazioni peggiori iniziano tutte così. Due parole che dovrebbero significare “io ti conosco” ma significano soprattutto “io invece non ho la più pallida idea di chi tu sia”.
Un lunedì pomeriggio qualunque alle quattro del pomeriggio entro al supermercato. Sono convinta di aver fatto l’affare del secolo, che un lunedì pomeriggio qualunque alle quattro del pomeriggio non ci sarebbe stata anima viva. Doveva essere una rapina gentile. Quattro patatine, due würstel, via. Rientrare a casa, piangere sul divano con dignità.
Invece è l’inferno. È il 22 di dicembre, e a quanto pare un’invasione zombie ha appena invaso l’Esselunga di Viale Jenner. Il che è particolarmente crudele, perché questo non è un supermercato qualsiasi. Questo è il mio supermercato. Quello scelto con metodo e rigore, una scienza inesatta ma affidabile. Non è il più vicino. È il migliore. Comodo nel tragitto casa - ufficio. Praticamente quasi sempre vuoto negli orari in cui mi capita di passare. La presenza di casse automatiche che fanno il loro lavoro senza giudicarti. Il parcheggio che non ti chiede di lottare per la sopravvivenza.
È quasi offensivo vederlo così. Stracolmo. Rumoroso. Sfigurato. Carrelli che si urtano come autoscontri, bambini urlanti, vecchi con lo sguardo di chi ha visto la guerra e non ha paura di niente. Avanzo come lava sul dorso della montagna, o almeno ci provo. Dribblo, schivo, impreco contro l’umanità tutta. Il tragitto fino al bancone dei salumi è infinito.
- Ciao Fede!
Lo dice una ragazza con la pettorina del supermercato. Divisa, badge, sorriso. Mi guarda come si guarda qualcuno che si è visto ieri. Massimo l’altro ieri. O comunque abbastanza spesso da potergli dire ciao con naturalezza. Io non ho la più pallida idea di chi sia o dove l’abbia vista l’ultima volta. Il mio cervello è troppo stanco anche per elaborare il panico. Ma ci prova comunque.
Chi è?
Dove l’ho vista?
Corso di teatro? No.
Ex collega? No.
Amica di amici? Di quali amici, esattamente.
Non sono nemmeno nella mia città. Questo restringe il campo o lo allarga in modo spaventoso. Lei continua a guardarmi, aspettando qualcosa. Un segnale. Un lampo di riconoscimento. Io sorrido nel modo universale di chi spera che il tempo risolva tutto da solo.
- Come stai?
Bene, dico. Bene è una parola meravigliosamente insignificante, quando non hai la più pallida idea di chi cacchio hai davanti. Le casca l’occhio sul mio carrello. Due cose. Chiarissime. Tristi il giusto. Rilancia.
- Cosa ci fai qua?
Qua.
Dentro un supermercato.
All’antivigilia di Natale.
Alle quattro del pomeriggio.
In coda al banco del prosciutto.
La domanda mi spiazza in modo sproporzionato. Come puoi tu, sconosciuta, farmi una domanda di questo peso specifico, in un momento in cui io sono già tenuta insieme con lo scotch? Mi conosci. Dovresti saperlo. Dovresti sapere che, anche se da fuori sembra tutto normale e la mia vita procede, ordinata, lineare, come una presentazione fatta bene, lavoro, impegni, messaggi a cui rispondo, giornate che finiscono e se la guardi da lontano non c’è niente che non funzioni. Niente. Fuori. Dentro. L’inferno. Come questo supermercato. Affollato. Claustrofobico. Chiassoso. Non dovrebbe stupirmi che sono perennemente sconnessa. Dormo poco, penso troppo. Ho una voce nella testa che non è mia ma parla con la mia voce e dice cose poco carine, soprattutto nei momenti in cui dovrei essere gentile con me stessa. Ogni decisione, anche la più stupida, mi sembra un bivio definitivo. Anche scegliere cosa mangiare diventa una prova di carattere.
Che cosa ci faccio qua? Il problema non è essere qua, è non essere mai del tutto da nessuna parte. Sono sempre leggermente spostata, leggermente in ritardo su me stessa. C’è un bug nel sistema, altrimenti non si spiega. Alcune funzioni del mio cervello sono state disattivate senza spiegazione. Come mia madre, che puntuale a ogni cambio dell’ora mi porge la sua sveglia dicendo che si è resettato tutto. Che non va più niente. Che i tasti non funzionano. Quando sono diventata la sveglia sul comodino di mia madre?
Tic. Tac. Tic. La sveglia
Tac. Tac. Tac. Il prosciutto
Il suo eyeliner.
Forse mi ricorda qualcosa. Forse. O forse è solo simile a qualcuno che una volta ho conosciuto, amato troppo, condiviso per un po’. Forse manco importa.
- La spesa.
Lei ride. Penso se argomentare. Penso se controbattere. Penso di chiederle perché mai mi hai riconosciuto, proprio oggi, in mezzo a questa folla di dannati. Troppo rischioso, e io non voglio deluderla proprio ora, che siamo alle battute finali di questa nostra collisione, e tutto sommato devo avere finto il giusto. Lei sembra soddisfatta. Sorrido, le auguro buon lavoro e buon Natale. Anche a te e famiglia, mi dice, mentre si dirige altrove, inghiottita dalla folla.
Forse qualcuno legato ai miei parenti? Scarto l’ipotesi. Se questa sconosciuta mi conoscesse davvero bene, saprebbe che gli unici cari che mi aspettano a casa sono quelli adagiati sul fondo del carrello. L’aria fuori è fredda, pulita. Improvvisamente silenziosa. Nel parcheggio saluto mentalmente il mio supermercato preferito. Certe storie finiscono così, senza preavviso.
Da domani nuovo supermercato.
Note a piè di me
Aggiornamenti fuori dal piano editoriale.
Questa newsletter giunge a voi nel giro di un pomeriggio. Cotta e mangiata. È frutto di nuove sperimentazioni narrative che sto sperimentando ultimamente. Avevo in pipeline altre pubblicazioni, ma tipo 5 prima di questa, ma la musa, si sa, fa un po’ quello che vuole. Perdonate i refusi, ma soprattutto passate nei commenti a prendermi a calci se entro il primo trimestre del prossimo anno non vedete pubblicato nulla. Deal?
Nell’estate del 2021, sotto al palco di un concerto della Rappresentante di Lista, esprimevo il desiderio di vivere una vita all’altezza del vestito tutto paillettes della cantante. 4 anni dopo quel desiderio si è avverato.
Come dite? È l’ultima newsletter di fine anno? Dovremmo tirare le somme e stilare la lista degli obiettivi 2026? Fare le mood board, anzi no, le vision board? Famo che - visto come è andata l’anno scorso - ci facciamo gli auguri e navighiamo a vista? Come sempre.
Se sei arrivato a leggere fino a qua: grazie. Ti voglio bene.
Ne vorresti ancora, e ancora, e ancora? Per tutto il mese approfondiamo l’argomento e ne discutiamo qui.
Ti ci hanno mandato? Potresti pensare di iscriverti.




Deal